La tentazione della sordità

Martedì 22 Aprile 2008

enorme, spaventosa...Non è stata lunga la vita di uno nato nell’80: non ha assistito alla Storia, alle azioni che hanno costruito la nostra Italia. Il Risorgimento, il Fascismo, la Resistenza, la Ricostruzione, il Boom economico, il ’68, gli anni ’70, la caduta del Muro e la fine dell’Unione Sovietica… persino “Mani pulite” l’ha vista di striscio, troppo giovane per non chiedersi stupito come mai destasse tanta attenzione un’aula di tribunale.

E oggi la storia irrompe nelle case, dagli schermi tremolanti: la sinistra in Italia è fuori dal Parlamento. Oggi vi siedono partiti solo apparentemente irriconoscibili. E ci sono anche i fascisti. Vecchi e nuovi fascisti, sempre più popolari.

Mi viene in mente una lettera in cui Terzani descrive il “suo” 10 settembre 2001. Una lettera che meriterebbe di essere letta per intero, ma che cito solo per un passaggio:

Lo so: apparentemente poco o nulla è cambiato nella nostra vita. La sveglia suona alla stessa ora, si fa lo stesso lavoro, nello scompartimento del treno squillano sempre i telefonini ed i giornali continuano ad uscire ogni giorno con la loro dose di mezze bugie e mezze verità. Ma è un’illusione, l’illusione di quel momento di silenzio che c’è fra il vedere una grande esplosione in lontananza ed il sentirne poi il botto. L’esplosione c’è stata: enorme, spaventosa. Il botto ci raggiungerà, ci assorderà. Potrebbe anche spazzarci via…

L’illusione del silenzio, la muta preghiera che il botto non arriverà mai, che alla luce non corrisponda il rumore: che le leggi del mondo sovvertano il legame tra azione e reazione. Anch’io, nato nell’80, anch’io della generazione dei “senza-memoria”, mi cullavo all’idea che non arrivasse.

Ma l’esplosione c’è stata. E il botto sta già arrivando.
Nella mia vita, questa fase storica avrà sempre la forma degli occhi rossi e delle voci rotte di mia nonna. Un donnone tutto d’un pezzo. Mai vista piangere. Prima. “Io lo so cos’è il fascismo. Io mi ricordo le sveglie alle 4 di mattina, i mitra contro la porta. Io lo so cos’è il fascismo”.

Non scorderò mai quegli occhi sempre così dolci e ironici, improvvisamente terrorizzati, i miei primi segnali di un botto epocale.


Brindisi e addio di un moderno, invincibile Don Chisciotte.

Giovedì 17 Aprile 2008

Don Chisciotte, l'eroe invincibileRoma, ieri sera. Sorrisi e occhi arrossati, ci raduniamo davanti al locale. I pugni, quelli, non si vedono, sono stretti e ficcati dentro le tasche. Ci abbracciamo tutti: i reduci di una sconfitta epocale.

Si entra. Arriva Fausto. Sorride, stringe le mani e ci bacia, ad uno ad uno, con un sorriso tirato. È lui il nostro eroe invitto: anche battuti i comunisti conservano la carica donchisciottesca di chi crede fermamente in pochi, saldi ideali.

Alcuni sorrisi imbarazzati mentre viene versato il vino. In cerchio, ci si osserva mentre i calici vengono riempiti e scivolano nelle mani di ognuno di noi. Poi tutti ci giriamo e aspettiamo le parole di Fausto. Lui ci ricambia i nostri timidi sguardi con occhi altrettanto timidi, restituisce ai nostri timidi sorrisi i suoi, altrettanto timidi.

Mi dispiace di non aver fatto di più. Sono parole che ci bruciano dentro, vedendo quant’è stanco il suo volto.

Rimangono delle esperienze bellissime; e le relazioni, quelle rimangono. Sono partito poco convinto ma ho ritrovato l’entusiasmo strada facendo, grazie alle compagne e ai compagni. Ora è il momento di rimboccarsi le maniche: dobbiamo ricominciare… Si blocca. Sappiamo tutti che lui non ci sarà, che il suo ritiro dalla politica è sincero e definitivo. Dovete ricominciare!

Al futuro. Un brindisi sottile e tristissimo. Al futuro. Ci guardiamo negli occhi ma nessuno azzarda un cin. Beviamo in silenzio.

Scambiamo ancora due chiacchiere poi Fausto si congeda. Sembra improvvisamente avere molta fretta di andarsene. Io credo stesse trattenendo le lacrime. Stringe frettoloso le mani e si incammina verso l’uscita, deciso, a testa bassa. Sulla porta si ferma. Esita. Si volta: vi chiedo scusa, compagni, mi dispiace di non aver fatto di più. E se ne va.