Non è stata lunga la vita di uno nato nell’80: non ha assistito alla Storia, alle azioni che hanno costruito la nostra Italia. Il Risorgimento, il Fascismo, la Resistenza, la Ricostruzione, il Boom economico, il ’68, gli anni ’70, la caduta del Muro e la fine dell’Unione Sovietica… persino “Mani pulite” l’ha vista di striscio, troppo giovane per non chiedersi stupito come mai destasse tanta attenzione un’aula di tribunale.
E oggi la storia irrompe nelle case, dagli schermi tremolanti: la sinistra in Italia è fuori dal Parlamento. Oggi vi siedono partiti solo apparentemente irriconoscibili. E ci sono anche i fascisti. Vecchi e nuovi fascisti, sempre più popolari.
Mi viene in mente una lettera in cui Terzani descrive il “suo” 10 settembre 2001. Una lettera che meriterebbe di essere letta per intero, ma che cito solo per un passaggio:
Lo so: apparentemente poco o nulla è cambiato nella nostra vita. La sveglia suona alla stessa ora, si fa lo stesso lavoro, nello scompartimento del treno squillano sempre i telefonini ed i giornali continuano ad uscire ogni giorno con la loro dose di mezze bugie e mezze verità. Ma è un’illusione, l’illusione di quel momento di silenzio che c’è fra il vedere una grande esplosione in lontananza ed il sentirne poi il botto. L’esplosione c’è stata: enorme, spaventosa. Il botto ci raggiungerà, ci assorderà. Potrebbe anche spazzarci via…
L’illusione del silenzio, la muta preghiera che il botto non arriverà mai, che alla luce non corrisponda il rumore: che le leggi del mondo sovvertano il legame tra azione e reazione. Anch’io, nato nell’80, anch’io della generazione dei “senza-memoria”, mi cullavo all’idea che non arrivasse.
Ma l’esplosione c’è stata. E il botto sta già arrivando.
Nella mia vita, questa fase storica avrà sempre la forma degli occhi rossi e delle voci rotte di mia nonna. Un donnone tutto d’un pezzo. Mai vista piangere. Prima. “Io lo so cos’è il fascismo. Io mi ricordo le sveglie alle 4 di mattina, i mitra contro la porta. Io lo so cos’è il fascismo”.
Non scorderò mai quegli occhi sempre così dolci e ironici, improvvisamente terrorizzati, i miei primi segnali di un botto epocale.